Non mi va di chiedere scusa.
Perchè io li so i miei perchè.
Se mi volete bene saprete anche voi.
E se ancora mi ricordate... fate un salto su
www.teatro-palladium.it, sul link di "laboratori e studenti". C'è un mio racconto, sotto nome kdpetra.
Non vi dico di votarmi, c'è gente più brava di me. Mi basta che diate uno sguardo e mi facciate sapere.
Intanto, forse prima o poi mi farò sentire.
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kapadepetra alle
10:23
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quei fiori di stoffa gocciolano, posso consolarli?
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che nausea.
che vanagloria del cazzo.
con gran rispetto. ma dico che qui è per me un mulinello di parole e sensazioni edulcorate, fini a sè stesse. nei momenti di rabbia, lucidità, di voglia di concretizzare una voglia che mi costituisce. quella di scrivere.
Poi ci sono i momenti in cui mi sembra d'esplodere del desiderio di dividere, gridare le masse inespresse. E m'importa poco della sfera di visione-condivisione, perchè l'unica cosa che conta è il gusto di vedere vaghe spire di fumo nel cervello diventare lettere che si rincorrono in traffic jam su un'autostrada bianca, spalmata sullo schermo.
Sottospecie di autolegittimazione? Post introduttivo per una nuova carriera nel giardino sospeso?
I tulipani sono stati piantati a novembre, e gli steli crescono di giorno in giorno.
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kapadepetra alle
13:24
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lei, come stregata da un corpo scheletrito...
soggetto: una voglia mai vista di stare assieme agli altri, di comunicazione col mondo, di sorriso, di dono, di creatività, di serenità profonda.
esplosiva, mi richiede lancinante -fitta allo stomaco- di essere fermata, bloccata, impietrita, chiusa in una bottiglia di vetro, in un vaso di pandora, miscelata in una polvere magica da aspirare, in una nuova droga mai esistita, nel talco di polloniana memoria...
Si tratta solo della voglia di osservare con ammirazione -adorazione- la mia felicità, fatta forma solida, di scarnificarla ogni giorno, di tagliarla in pezzi ogni mattina con un gesto vitale e naturale.
Paradossale: la vivo e ho paura di perderla, e se penso alla paura, la perdo per un pò.
E' la cosa più difficile del mondo, trovare le parole per rendere qualcosa che ti implica e coinvolge in modo totale, in un certo momento.
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kapadepetra alle
16:46
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Ecco, momenti come questi: mi sembra che Piera viva sulla Luna, e quell'entità chimico-fisica che le fa da maschera corporale vivente si diverta a gettare il tempo a sonnecchiare abbracciata ad un cuscino e a rubare fette biscottate dalla dispensa.
Momenti in cui vedi la pagina bianca, e la verità è vicina:
eh già, hai finito di dire a te stessa
"Eh già, questa me la devo scrivere. Oh quanto vorrei scrivere adesso. Oh quanto devo riempire quel quaderno".
Eh già, la verità è più tosta, la verità è più fica. L'atto in sè è per te una giornata piena di moto da guardare: esaltante.
Novembre è il mese che ti senti bella e felice, piccola ninfa, piccola stronza, piccola mina che vive e si guarda intorno, e l'approvazione la trova, e si dimena nella gloria sotterranea. Ah, piccola narcisa.
Che ti doni come solo una lupa sa fare, chi ti ama te lo dice. E tu riconosci. Però ultimamente ami e non vuoi farti troppe domande, ed è questa la chiave per amare senza via d'uscita. Perchè forse è quello che vuoi: l'amore è per te stato un solo percorso a vicoli, ed invece nei tuoi sogni reconditi c'è un'immensa route66, ma te manco lo sai, manco vuoi crederci, dura e pura.
Ti porti il ricordo del respiro del mondo: la sabbia umida di una notte invernale, il sole che infetta l'orizzonte di rossi malati e tuoi, e che ritorna ogni tanto: se alzi gli occhi al cielo riprendi il bandolo della matassa, e ricominci daccapo.
Ti piace ancora scrivere sui mobili.
Cosa c'è di strano in una vecchia foto?
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kapadepetra alle
17:28
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No victims
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Ceto, sarà normale trovarsi ridicoli ogni tanto.
Io non sono per le classificazioni. E non voglio classificare le sensazioni che ho provato in un anno a guardarmi vivere come mina vagante. Forse sono state più numerose quelle sgradevoli. Forse chi ama classificare le descriverebbe come sprazzi di disadattamento, crisi di panico, depressione, insicurezza.
Ma sai che ti dico, Piera? Che hai imparato ad essere più scaltra. Che quelle sensazioni le hai provate sulla tua pelle, non le hai lette in un libro, e da questo hai imparato che non vuoi viverle ancora. Ora sai come aggirarle, come combatterle.
E da qui si aprono milioni di strade, che non ti basterebbero sei vite per seguirle tutte, anche solo con la mente.
Hai imparato cosa significa stare tranquilli con sè stessi, come stare a proprio agio in mezzo a tante persone che non conosci, hai capito come osservare in silenzio, la cosa che ti piace di più in fondo, senza aspettarti qualcosa da te stessa.
Piera, la tua apparenza inganna proprio di brutto: tu sei molto fragile, e gli altri sono per te un mondo meraviglioso che vorresti vivere tutto. Pensi sempre che chi ti è intorno si aspetti qualcosa da te: perché?
Ami la vita e gli esseri umani, le parole e come le si mette insieme a creare storie, le frasi che animano concrete il marmo freddo di una panchina. Ti piace ascoltare il suono e il colore, le evoluzioni delle lingue sotto i palati.
Sei un pò così, allucinata naturale. Ti piace pensarti come una nube di fumo che diventa spirali sulla vita che ti scorre intorno. Ti piace privarti delle cose che gli altri ritengono indispensabili, per dimostrarti che la vita non è quella che vogliono farti credere i grandi. Ti piace non avere la tivù, e seguire con passione i sogni del primo mattino invece, quelli che ti lasciano fiumi di bellissime parole e teorie coerentissime create da sinapsi rilassate e intenerite dall'alba, alchè comprendi che la mente umana è un oggetto meraviglioso...
Hai visto che è possibile ottenere dei bei risultati, se davvero lo vuoi, se non ascolti chi va sempre a pensarla al peggio, se guardi con distacco le situazioni e lasci agire il tuo intuito e la tua voglia di fare... lo studio non sarà un problema, ora che sai che puoi...
Hai visto che è possibile ridere di cuore e divertirsi, e scoprire qualcosa in più anche nella noia. Hai vissuto sensazioni che non sai se rivivrai, ma conserverai come una speranza...
Hai visto che le tue dita sono capaci di creare e ricreare melodie che conosci, hai notato che c'è tanto da fare, su cui impegnarsi, e che per che cammina c'è spazio ed occasione...
Piera, forse non troverai sempre persone disposte a dirti che ti vogliono del bene... ma saprai spesso chiedere a quelle che possono di dirtelo, ripetertelo...
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kapadepetra alle
16:01
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No victims
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C'è sempre del mistero che resta dietro ognuno.
Celato anche a noi stessi.
Crediamo di conoscerci, ma è questa la verità?
Provare. Ogni momento, coincidenza, occasione, è una chiave.
Ho troppa voglia di amare, voglio cominciare da me. E sarà del bunjee-jumping.
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kapadepetra alle
12:00
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oh, il giardino si muove, respira!
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Chissà se sono ancora in grado d'esprimermi.
Non lo faccio come vorrei. Nè come prima. E nemmeno ho quella voglia spasmodica di farlo.
Ogni tanto lascio cadere un pezzo, ma è una memoria molto parziale di quello che mi passa per la testa in un attimo.
Ho la sensazione di non dovermi perdere in nulla, di tenermi stretto tutto ciò che ho.
Tra un pò sarò di nuovo alle prese con problemi pratici visti o mai visti.
Sono cresciuta, ho qualche arma in più, e una fibra più forte che mi regge, vorrei che mi alleviasse il sentirmi sola e confusa come sono stata negli ultimi mesi.
Mi conosco meglio. Ho sorpassato dei limiti-un occhio al dentro ed uno al fuori, come in un ritratto di Modì.
E un equilibrio vorrei cercarlo appena apro gli occhi al mattino.
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kapadepetra alle
10:42
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guardare negli occhi che incrocio ha un gusto.
e ce ne sono pochi davvero, limpidi e liberi.
il più delle volte sento una vertigine nello stomaco per quanta tristezza c'è.
però alcuni sono belli, belli davvero.
e bello davvero è vedere che ogni tanto c'è qualcuno che lo regge, lo sguardo, e magari speri che stia cercando qualcosa nei tuoi.
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kapadepetra alle
13:32
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uhm.
Sotto un paesaggio polveroso e sonnacchioso.
Tento di impratichirmi un pò con l'automobile, questa sconosciuta ahimé, ma in paese sembrano andate via anche le cornacchie, sono rimasti solo i maniaci sessuali a punteggiare i parcheggi vuoti.
Sonnacchiosa anch'io. Faccio tanti progetti, voglio dare nuove svolte al quotidiano che mi aspetta.
Voglio mantenere l'armonia che ho conosciuto.
Voglio comprarmi una bici per portarmela a Roma.
Voglio trovarmi una stanza, basta racchie inculate da vita e pensieri bassi da far schifo.
Voglio trovare un lavoro, dovessi guadagnare anche 20 euro in tutto, ma sarebbero i
miei.
Voglio continuare a stare bene con l'arte.
V
orrei essere ancora nel paese delle meraviglie. Ma me lo porterò dentro, con tutte le scoperte che mi ha donato.
So che ci tornerò, e tornerò a brillare con lui e con le persone che lo rendono vivo.
So che brillerò un pò di più anche in città.
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kapadepetra alle
14:52
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può una vacanza rivoluzionarti ogni cellula scavando in ogni angolo e piega rivoltandoti completamente cambiando la tua visione del mondo cambiare la percezione di sé e il rapporto col tutto e con gli altri e farti credere che il pianeta è fantastico superbo meraviglioso fantasmagorico e metterti le radici e amare il vento e il sole che passano sopra di te e ti scuotono il midollo come una cima d'albero?
La domanda è la mia risposta.
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kapadepetra alle
15:29
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oh, il giardino si muove, respira!
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Basta leggere la mia "song of the week", quella che alla fine resta weeks and weeks, sulla colonna a sinistra.
Voglio pensare solo a me.
Il resto preferisco lasciarlo scorrere.
Finalmente posso far fluire le cose.
Senza accusarmi di essere ignorante o superficiale.
In questo momento mi frega meno di zero. Cazzo.
Porco cane, sono come sono e ho le mie idee del cazzo.
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kapadepetra alle
00:05
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qualche selvaggio mi ha fatto un pò male scagliandomi una freccia, cazzo lasciatemi urlare!
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Presto tutto cambierà pelle.
Forse sopraggiungerà un barlume di voglia di riprendere le redini.
Non ho voglia di ricordare ancora. Ci sono attimi in cui posso restare sospesa a mezz'aria, perchè la situazione intorno me lo permette.
E' uno di quelli: la rigenerazione avviene da sola, e proprio non ha bisogno di parole.
L'immagine è quella dell'artigiano che modella la creta in curve sinuose e forti.
L'artigiano ha avuto un collasso, la creta ha continuato a girare impazzita, ed ora non ha più forma, nè disciplina.
La creta è la mia vita, l'artigiano sono io, il collasso è dato da vari motivi, ma se lo conosci lo eviti.
Piera ha tanti scheletri nell'armadio, e ha intenzione di dimenticarsene.
Purtroppo di tanto in tanto è inevitabile che facciano rumore.
Piera ha deciso negli ultimi mesi di tirarli tutti fuori, rispolverarli, autorizzarsi a soffrire senza cognizione e senza decenza.
Piera non ha voglia di parlarne, perchè ha capito che certe cose non c'è bisogno di scriverle, né fermarle, né sottolinearle col pennarello.
Piera aveva dimenticato cosa fosse la memoria, poi ha scoperto che è quella cosa che ti lancia un aeroplano di carta, e si muove in onda anomala come un caleidoscopio impazzito.
Piera c'ha preso gusto a ricordare, e ha capito che scrivere non serve a quello. I ricordi sono solo vetri colorati, nel contesto della pagina bianca.
Piera ha stabilito che non c'è nulla di male a dire il suo nome con la e chiusa, come ha fatto da quando ha iniziato a parlare.
Ha creduto che si potesse emergere cambiando connotati, ma infine, nel regno dei nessuno resti un nessuno, un turista qualunque. Tanto vale concentrarsi su di sè e sulle proprie potenzialità.
Voglio capire se c'è davvero una forza che mi muove, e voglio farla crescere, voglio incanalarla nel modo migliore e più potente.
Mi piacerebbe non perdere la sua anima distruttiva: ma dovrà ricostruire meglio di prima, e con diletto intenso.
E avrà la forma di un'onda magnetica, magica, ipnotica. Quella che prima era un fiore bianco dietro un sorriso, che si è disgregato secco in pochi mesi di incuranza, e che sarà scolpito nel marmo più fine di ogni mente, nel tempo.
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kapadepetra alle
13:00
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E nonostante le bombe alla televisione Malgrado le mine La penna sputò parole nere di vita "La guerra è finita Per sempre è finita Almeno per me" E nonostante sua madre impazzita e suo padre Malgrado Belgrado, America e Bush Con una bic profumata Da attrice bruciata "La guerra è finita" Scrisse così.
Io non mi riconosco.
Solo queste quattro parole mi sembrano contenere il succo del concetto.
E' stato uno dei periodi più strani della mia vita.
Solitudine completa,
incroci sconosciuti,
osservazioni capillari,
spicciola sociologia intuitiva,
giri bighellonando alla ricerca di un posto tranquillo,
disegni,
incubi,
allucinazioni. Serie.
Ho sbattuto la faccia contro grossi muri costruiti dalla medesima,
ricavandone adesso solo una gran voglia di diventare il caterpillar di me stessa.
Voglio solo essere pazza.
A me sembrava così romanzato, "Caterina va in città", quando l'ho visto per la prima volta.
Ora ho l'impressione che non rappresenti neppure un'ombra di quella stessa realtà.
Ed io la vedo
e la vivo
e sto lì a cercar di capire cosa sia meglio fare, pensare, per non scoraggiarmi.
Le conclusioni non ho la forza di scriverle. Diventerebbero troppo chiare ai miei occhi, ed eviterò che succeda finchè campo.
Mi sono decisamente antipatica.
Quando parlo con qualcuno, non parlo mai di me.
Se lo faccio, ho l'impressione di essere così incapace d'esprimermi, da aver voglia di sotterrarmi.
Non ho più rispetto del mio corpo: se ho prurito, mi graffio a sangue.
Mi piace musica diversa.
Robe virtuose da morire, più che altro. Senza parole.
Però poi mi son comprata i Baustelle, perché ho abbracciato Francesco e mi sono innamorata delle sue ossa milanesi. E ora spappagallo allegramente testi tristissimi imparati da cima a fondo in un batter d'occhio.
In fondo, credo che ci sia una reale incomunicabilità tra sensibilità e realtà.
Altrimenti non mi spiegherei
perché ho paura e non ho paura
nello stesso identico momento
ma in due luoghi diversi:
cuore
e bocca imbronciata.
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kapadepetra alle
19:54
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In un millisecondo ho dimenticato perché sono ritornata qui.
Fatto sta che sento l'urgenza, forte, di scaricare adrenalina e concentrati di nervi e tendini tesi per chissà quale ragione misteriosa e, udite udite, positiva.
Ho incontrato tanta gente in questi giorni, forse milioni di persone, facce occhi e corpi stretti come non so cosa. Ecco, mi si annulla pure la retorica oratoria. E' che non so che c'è, e forse vorrei capirlo, che mi mette così internamente in fibrillazione.
Sono sola in mezzo a sconosciuti, ma oggi mi sembra di amare il genere umano in sè. Ho sete di osservazione, come se il caos supremo che ho vissuto m'avesse acceso qualcosa. E poi mi sa che adesso non sono nella condizione giusta per analizzare, a parte il fatto che non voglio. E' raro che mi capiti: sono intasata d'emozione.
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kapadepetra alle
10:52
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sto blog ha bisogno di cambiare pelle.
troppo nero. troppo indefinito.
e ultimamente non ho neppure molta voglia di scriverci.
sarà che non posso farlo assiduamente, sarà che ho ricominciato a scrivere sulla carta, e dopo un impatto iniziale poco simpatico, ho scoperto che è un modo di comunicare più affine a me.
Qui c'è sempre l'aspettativa del pubblico, e ultimamente mi sento un pò troppo osservata, troppo soggetta a giudizio.
ho il sospetto di aver passato la fase-blog, quella fase in cui hai solo voglia di gridare, e trovare qualcuno che accolga le tue parole e ti dia una pacca sulla spalla.
ne ho passate di brutte, questo spazio voleva fuggire quelle onde, ma ormai penso che sia arrivato il momento di risolvere alcuni problemi col mio neuroncino paranoico.
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kapadepetra alle
18:31
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l'humus è acido e la terra fradicia, posso vomitare?
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